giovedì, febbraio 03, 2005

Diritto: le fonti del diritto

Le fonti del diritto
Le norme sono contenute in atti giuridici, emanati dagli organi aventi una potestà legislativa, che vengono detti Fonti del diritto. Esse infatti ci permettono di conoscere il contenuto delle norme giuridiche. Le fonti sono diverse e hanno diversa denominazione. Questa diversità è di grande utilità perché nel nostro ordinamento non tutte le fonti hanno la stessa importanza.
Anche intuitivamente, infatti, riusciamo a capire che una norma contenuta in una legge del Parlamento debba avere maggior peso di un regolamento emanato dal sindaco di un piccolo Comune.
Ciò comporta, sul piano pratico, che se quel regolamento contenesse disposizioni contrastanti con quelle presenti nella legge non avrebbe alcun valore e non dovrebbe essere applicato né rispettato.
La gerarchia delle fonti
Più in generale diciamo che:
1 - le norme giuridiche possono scaturire da fonti diverse;
2 - le fonti sono ordinate secondo una scala gerarchica per effetto della quale nessuna norma proveniente da una fonte di grado inferiore può validamente porsi in contrasto con una norma proveniente da una fonte di grado superiore.
È un po' come dire, rapportandoci alla gerarchia militare, che un ordine del caporale non potrà mai validamente porsi in contrasto con un ordine del generale. Esaminiamo ora questa scala gerarchica avvertendo tuttavia che i caratteri delle diverse fonti, qui brevemente illustrati, ci appariranno molto più chiari nel corso del modulo E, quando esamineremo le funzioni dei principali organi dello Stato e vedremo quali tra essi possono creare norme giuridiche e con quale procedimento.

1 - Al primo posto nella gerarchia delle fonti del diritto troviamo le fonti costituzionali:

· La Costituzione della Repubblica italiana
· Le leggi costituzionali

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato. Le sue norme riconoscono e tutelano i diritti inviolabili dei cittadini e definiscono poteri e funzioni dei principali organi dell'apparato statale. Le Leggi costituzionali sono le uniche fonti che possono modificare le norme della Costituzione.
Trovandosi al primo posto nella scala gerarchica, le norme costituzionali prevalgono sempre, in caso di contrasto, su qualsiasi altro tipo di norma.
2 - Al secondo posto si collocano le cosiddette fonti primarie, che a loro volta si suddividono in:
a) fonti statali, che comprendono:
· Leggi ordinarie, approvate dal Parlamento;
· Decreti legge e Decreti legislativi, deliberati con diversa modalità dal Governo;
b) fonti regionali e provinciali che comprendono:
· Leggi regionali valide solo sul territorio della Regione;
Leggi delle Province autonome di Trento e Bolzano, ugualmente valide solo nei rispettivi territori;
c) fonti comunitarie, che comprendono:
· Trattati, regolamenti e direttive dell'Unione europea.
È da sottolineare che tali fonti, nelle materie ad esse riservate per il principio di competenza, prevalgono sulle fonti primarie nazionali. Per chiarire questo aspetto, tuttavia, rimandiamo al momento in cui parleremo dell'Unione europea.
3 - Al terzo posto troviamole fonti secondarie:
· I regolamenti, che possono essere emanati da vari organi della Pubblica Amministrazione: dal
a) Governo e dai singoli ministri;
b) da organi regionali, provinciali e comunali;
c) da altri organi della Pubblica Amministrazione.
I regolamenti sono considerati fonte secondaria del diritto e non possono modificare le norme contenute nelle fonti primarie.

I regolamenti, sebbene siano considerati una fonte secondaria, non sempre contengono norme di poco conto o di interesse limitato.
Per esempio, gli obiettivi formativi generali ai quali debbono uniformarsi i programmi scolastici sono disposti con un semplice regolamento emesso dal Ministro dell'Istruzione. Sono ancora regolamenti (questa volta comunali) a stabilire se e quando si può circolare in auto nel centro cittadino; dove si può parcheggiare liberamente o a pagamento; su quali terreni si può edificare; quali orari debbono rispettare i negozi e così via.
· Le consuetudini (o usi);
Sono così chiamate le norme che non sono state scritte né poste da alcuna autorità ma sono nate dalla ripetizione costante e generale di atti compiuti nella convinzione di adempiere a un dovere giuridico cosicché alla fine rispettarle è diventato un obbligo.

Nei tempi passati, e fin quasi alla fine del '700, i sovrani si limitavano a disciplinare con legge solo le questioni ritenute più importanti, lasciando che i rapporti tra privati cittadini fossero regolati come era consuetudine che fosse, cioè come si era sempre fatto. In questo modo agli usi veniva riconosciuto valore di legge e tutti dovevano attenervisi.
Tuttavia, quando la vita sociale, soprattutto in conseguenza dello sviluppo economico, è divenuta più complessa, si è cominciato ad avvertire la necessità di una regolamentazione più sicura e meno frammentaria. È iniziata così la lenta espansione delle norme poste dallo Stato cui ha fatto riscontro il progressivo ritrarsi delle norme consuetudinarie.

Oggi, le consuetudini hanno valore vincolante per i cittadini solo quando disciplinano questioni non regolate da una norma scritta oppure quando una norma scritta fa espresso riferimento ad esse.
Per esempio, una disposizione del codice civile ci consente di tagliare le radici degli alberi che dal fondo vicino si insinuano nel nostro giardino. A meno che, precisa la norma, le consuetudini o usi locali non dispongano diversamente.

Il termine fonte solitamente indica una sorgente da cui sgorga acqua. Per similitudine indichiamo come fonti del diritto gli atti (Leggi, Decreti, Regolamenti ecc.) e i fatti (il formarsi delle consuetudini) dai quali scaturiscono norme giuridiche

I contrasti tra norme
Come abbiamo appena visto, le fonti del diritto sono piuttosto numerose e ciò rende sempre possibile sovrapposizioni e contrasti.
Quando due o più norme giuridiche contengono disposizioni tra di loro contrastanti, i criteri da seguire, per capire quale si debba applicare, sono sostanzialmente tre:
· il criterio della competenza,
· il criterio gerarchico,
· il criterio cronologico
.

Il criterio della competenza
Nel linguaggio giuridico avere competenza significa avere l'autorità, il potere accordato dalla legge, di compiere determinati atti.
Per quanto riguarda in modo particolare la formazione delle norme giuridiche, la Costituzione indica le materie per le quali l'autorità (o competenza) a porre regole è demandata:
· a fonti statali (leggi, decreti legge, decreti legislativi, regolamenti governativi);
· a fonti regionali (leggi e regolamenti regionali);
· ai regolamenti di Province, Comuni e Città metropolitane.
I trattati dell'Unione europea indicano le materie per le quali la competenza è stata assegnata a:
· fonti comunitarie

Pertanto, se si verificasse un conflitto tra norme di fonte diversa, bisognerebbe applicare la norma proveniente dalla fonte cui è attribuito il potere (o la competenza) di regolare la specifica materia di cui si tratta.
In tema di immigrazione, per esempio, la Costituzione (art. 117) stabilisce che competente a legiferare è soltanto lo Stato. Ne consegue che non avrebbe alcun valore (per mancanza di competenza) una legge regionale che su questo tema si ponesse in contrasto con una legge statale.


Il criterio gerarchico
Il criterio della competenza non ci aiuta a risolvere tutti i possibili contrasti che possono sorgere tra norme giuridiche.
Può accadere, infatti, che il contrasto si generi tra norme provenienti da fonti diverse ma entrambe competenti a disciplinare quella certa materia. Per esempio, immaginiamo che la norma che pretende di restringere il soggiorno degli stranieri in Italia sia contenuta in un regolamento del Governo.
Essendo il regolamento governativo una fonte statale, esso ha sicuramente competenza a regolare il tema dell'immigrazione. Ma la domanda che in questo caso dobbiamo porci è: può un regolamento modificare ciò che è stabilito da una legge? La risposta, come ormai sappiamo, è negativa poiché un regolamento, in quanto fonte secondaria, non può modificare ciò che è stabilito in una fonte primaria.
In generale diciamo allora che:

Il criterio gerarchico comporta che, tra due fonti ugualmente competenti a regolare una certa materia, prevale sempre quella di grado superiore.

Fonti poste sullo stesso grado si possono modificare a vicenda. Così, per esempio, una norma contenuta in una fonte primaria può modificare le norme contenute in un'altra fonte primaria

Ricordiamo, percorrendo a ritroso la gerarchia delle fonti che:
· le consuetudini non possono validamente porsi in contrasto con alcuna norma scritta;
· i regolamenti non possono validamente porsi in contrasto con le fonti primarie,
· le fonti primarie non possono validamente porsi in contrasto con la Costituzione.

Il criterio cronologico
Ora dobbiamo esaminare l'ultima ipotesi. Che cosa accade se il contrasto si verifica tra due norme provenienti dalla medesima fonte (per esempio tra due leggi o tra due regolamenti)?
Per rispondere immaginiamo che il dirigente della nostra scuola emetta una circolare con la quale dispone che le vacanze pasquali durino sette giorni e successivamente ne emetta un'altra con la quale stabilisce che durino otto giorni. A quale delle due norme dovremo attenerci? Ovviamente a quella più recente in quanto rivela chiaramente la volontà di mutare una disposizione più vecchia.
In generale possiamo allora dire che in caso di contrasto tra norme provenienti dallo stesso tipo di fonte si applica il criterio cronologico (o temporale).


Il criterio cronologico comporta che tra due norme di pari grado prevale sempre quella che reca la data più recente.